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Perdita di memoria, stati confusionali, difficoltà a compiere gesti quotidiani considerati scontati fino a poco tempo prima: dopo i 60 anni, potrebbero essere i sintomi dell’insorgenza della malattia di Alzheimer.

In Italia, l’Istituto superiore di sanità ha stimato che del milione di persone affette da demenza 600.000 siano state colpite proprio dall’Alzheimer: si tratta dunque di un morbo che insorge principalmente negli over 65, mentre l’Alzheimer a esordio precoce, che riguarda le persone tra i 30 e i 60 anni, avrebbe un’incidenza minima, che oscilla tra il 5 e il 10% all’interno dei vari Paesi del mondo.

Cos’è l’Alzheimer

È una malattia neurodegenerativa che causa una graduale e progressiva perdita delle funzioni cognitive, poiché colpisce le aree del cervello deputate alla memoria, al pensiero e al ragionamento.

Come si diagnostica e quali sono le cause

A oggi, l’unico elemento che dia certezza di demenza di Alzheimer è la presenza e identificazione delle placche amiloidi nel tessuto cerebrale, possibile però solo con l’autopsia dopo la morte del paziente. In particolare, a seguito di risonanza magnetica post mortem il cervello del malato di Alzheimer si presenta con problemi di atrofia, che colpiscono soprattutto l’amigdala e l’ippocampo, aree deputate alla memoria.

La diagnosi, dunque, si avvale della conoscenza e dell’esperienza di un neurologo specializzato, che esegue:

  • esami clinici, come quello del sangue, delle urine o del liquido spinale;
  • test neuropsicologici per misurare la memoria, la capacità di risolvere problemi, il grado di attenzione, la capacità di contare e di dialogare;
  • Tac cerebrali per identificare ogni possibile segno di anormalità;

Sulle cause dell’Alzheimer ancora si sa poco: possibili cause tra loro combinate a vario titolo sono ereditarietà, inquinamento ambientale, stile di vita.

Quali sono i segnali dell’esordio della malattia

Posto che la diagnosi deve essere sempre effettuata da un medico e che i sintomi legati all’Alzheimer possono essere comuni ad altre patologie neurodegenerative, occorre iniziare a preoccuparsi quando si verificano i seguenti sintomi:

  • perdita di memoria: dimenticare date importanti della propria vita, o informazioni appena acquisite, chiedere sempre le stesse informazioni;
  • difficoltà a compiere gesti quotidiani: problemi di concentrazione, rallentamento eccessivo nell’eseguire operazioni facili e ripetute nel tempo;
  • disorientamento spazio-temporale: difficoltà a orientarsi nei luoghi nei quali si è appena arrivati e come si è arrivati;
  • difficoltà nella percezione dei colori e delle immagini;
  • problemi nello scrivere e nel parlare;
  • difficoltà nel ritrovare la strada appena percorsa o nel trovare oggetti di uso quotidiano;
  • cambiamento di personalità: perdita della capacità di giudizio nel disporre di somme di danaro, rinuncia a hobby, sport e attività preferite;
  • depressione, perdita di interesse, suscettibilità eccessiva con parenti e amici.

Come si cura

Oltre alla terapia farmacologica, uno degli strumenti oggi che sta rivelando risultati più consistenti è la stimolazione magnetica transcranica: i risultati di questa metodica possono portare al rallentamento della malattia, il cui decorso degenerativo oscilla tra i 3 e i 10 anni.

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